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Tecniche di
lavoro
Controllo/ispezione pre-arrampicata
Molta attenzione va
posta nell'esame della "struttura pianta" sulla
quale si andrà a lavorare.
Un esame di pochi minuti potrà risparmiarci grosse
perdite di tempo o grossi problemi in seguito.
La qualità del legno varia ovviamente da essenza a
essenza, ma esistono dei chiari segnali indicatori
di eventuali difetti che ne riducono la resistenza
ai carichi che andremo ad applicare.
Per prima cosa ispezioniamo la pianta alla ricerca
di rami spezzati sospesi che rappresenterebbero già
di per se un pericolo diretto. Se ve ne sono si
potrà forse scegliere una via di salita al sicuro da
un'eventuale loro caduta.
Ricercheremo quindi altri "segnali", quali rami
secchi in parti della chioma, cavità prodottesi in
seguito a ferite od a grossi tagli, presenza di
corpi fruttiferi di funghi agenti di carie del
legno, cortecce incluse che indeboliscono
l'inserzione dei rami.
Bisogna fare attenzione alla presenza di edere od
altri rampicanti, perché anche se nel nostro paese
non ne esistono di velenose al contatto, queste
potranno precluderci un attento esame dei segnali
sopra descritti.
Non ultimo, individuare l'eventuale presenza di nidi
di vespe o calabroni, che se scoperti all'ultimo
momento durante il lavoro possono essere fonte di
grosso pericolo.
Attenzione alla presenza di nidi di
processionarie o simili.
Valutare inoltre la pianta nel suo complesso, vedere
se ha subito delle pesanti potature o dei capitozzi,
che avranno molto probabilmente innescato dei
processi degenerativi dei tessuti legnosi, ed
avranno generato rami mal inseriti tra di loro o sul
fusto, a causa dell'assenza del collare che
normalmente cinge il ramo al suo punto di origine.
Per ultimo, una pianificazione del lavoro e della
scelta delle vie di risalita e di discesa farà
risparmiare tempo e fatica.
La salita
Controllato il materiale e la pianta, ci
appresteremo a salire su di essa per il lavoro.
Anche se è possibile a volte risalire direttamente
in arrampicata utilizzando i rami, con il metodo
detto in progressione quest'ultimo e'
raramente utilizzato su piante di grandi dimensioni
perché troppo lungo e dispendioso dal punto di
vista energetico o semplicemente perché impossibile.
Si potrà utilizzare questo metodo quando sarà
necessario risalire per alcuni metri una volte
raggiunta la parte alta della chioma. In questo
caso, come in qualunque altro momento del lavoro, il
climber dovrà sempre mantenere almeno un punto di
contatto con la pianta. Questo punto di contatto
sarà rappresentato alternativamente da una longe e
dal capo della corda, oppure da due longe.
Il metodo normalmente utilizzato per una risalita
veloce e relativamente poco faticosa, consiste nel
posizionamento della corda nella chioma attraverso
il lancio di un sacchetto con sagola attaccata.
Questo può avvenire manualmente oppure con l'ausilio
di una grossa fionda.
Posizionata la corda su di una forcella che abbiamo
scelto e che valutiamo strutturalmente sicura,
possiamo salire.
La salita verrà eseguita con il metodo denominato
foot-lock (chiudere con i piedi) e il metodo di
auto-assicurazione avverrà con nodo prussik o
bloccante meccanico adatto.
Nel caso in cui, per motivi di distanza o di poca
visibilità, il punto di rinvio della corda non sia
chiaramente affidabile e' sempre auspicabile o
posizionare la stessa in un punto piu' accessibile
o risalire dal basso come detto nel punto salita
in progressione in modo da controllare da
vicino i vari punti di ancoraggio.
Scelta e posizionamento dell'ancoraggio
Un capo della corda ( EN 1891) generalmente
provvisto di asola preformata verrà fatto passare su
di una forcella strutturalmente sicura e sarà legato
all'anello centrale dell'imbragatura (EN 358).
Sempre da questo punto centrale partirà uno spezzone
di corda dello stesso diametro (EN 1891), con il
quale creerò un nodo bellunese o Blake knot
che bloccherà l'altra parte della corda che esce
dalla forcella. Lo scorrimento ed il bloccaggio del
nodo permetterà il movimento del climber.
In alternativa a questo nodo ve ne sono altri
quali: marchand trecciato e semplice,prussik,distell
Per evitare danni alla corteccia del ramo ed alla
corda, si posiziona sul ramo la "falsa forcella"
detta anche "salva cambio" EN 795 formata da una
fettuccia di posizionamento con due moschettoni o
anelli adatti all'uso. In questo caso lo scorrimento
della corda avverrà nei due moschettoni o nei due
anelli.
La scelta del punto di ancoraggio non è solo
determinata da fattori di sicurezza, ovviamente
primari, ma anche da una pianificazione del lavoro.Si
sceglierà quindi un ancoraggio che risulti centrale
per ciò che si deve eseguire e che faciliti il
lavoro. Normalmente, fatta eccezione per piante di
dimensioni monumentali, il punto di ancoraggio
iniziale, se ben scelto non viene in seguito
spostato.
Il lavoro e la discesa
Avendo a questo punto scelto il punto di ancoraggio
e pianificato il lavoro , ci si inizierà a muovere
all'interno della chioma per raggiungere i punti
dove intendiamo operare. I movimenti di lavoro
avverranno con le tecniche sopra descritte. La
sicurezza è rappresentata dal fatto che la corda di
lavoro deve sempre rimanere in tensione, scaricando
così il peso dell'operatore sul punto di ancoraggio
e non su di altri punti della "struttura albero" che
potrebbero rompersi e causare cadute o pendoli
imprevisti.
Il rischio maggiore durante il lavoro in pianta, è
rappresentato non tanto dalle cadute che dovrebbero
essere impossibili, considerato l'ancoraggio della
corda sempre più alto dell'operatore, ma bensì dai
"pendoli".
Il pendolo avviene ovviamente quando il punto di
ancoraggio della corda non è situato esattamente
sulla verticale del climber. Per evitare pendoli
durante la fase di lavoro, il climber sarà vincolato
all'albero non solo dalla corda di sicurezza sempre
presente, ma anche contemporaneamente da una "longe"
o cordino di posizionamento EN 354.
In particolari occasioni, su particolari strutture,
si potrà utilizzare il capo libero della corda
normalmente penzolante fino a terra, come seconda
corda di lavoro.
Il climber in questo caso sarà vincolato a due corde
anche durante il movimento, ed avrà maggiori
possibilità di movimento scaricando il suo peso
alternativamente su di una corda , sull'altra o su
entrambi.
Tale metodica viene denominata "doppia via".
Terminata la fase di lavoro, l'operatore potrà
scendere a terra con il metodo usato per le
movimentazioni precedenti.
Fare sempre attenzione che la corda di discesa
permetta con la sua lunghezza di arrivare fino a
terra, in caso contrario o anche solo di dubbio, è
necessario fare un nodo do sicurezza alla sua
estremità.
Il recupero della falsa forcella o fascia ad anelli,
posizionata nella cima dell'albero, avverrà tirando
la corda di lavoro che in essa passa, avendo avuto
l'accortezza di fare un nodo ad una estremità. Tale
nodo passerà nell'anello grande o nel moschettone
largo della fascia, ma rimarrà bloccato in quello
più piccolo permettendone il recupero.
Se durante questa operazione si avrà cura di legare
al sagola utilizzata per il lancio all'estremità
asolata della corda , si eviteranno rischiosi urti
ai moschettoni od agli anelli componenti la " falsa
forcella". |